Critical text by Michele Spinelli
«Trayma»
The Greek word “trayma” means a puncture, a piercing, a wound; it is used to signify a tear in the tissue of the human body, a laceration that distorts the body. Artist and designer Caterina Roppo finds inspiration in this by using fabric, interpreting it as a body in which its weave becomes an epidermis.
“Trayma” takes on different meanings and Roppo, with her visual art project, is driven to approach it as a wound that cuts off the flow of her existence, thereby altering it. The substance of the trauma is not the pain itself, but the feeling of helplessness that engenders a dominant concern: the uncertainty of overcoming it. Thus, the artist explores ways to come to terms with grief and also how to reach peace – and reconciliation - with those places that have caused this emotion.
Pain, as the artist states quite succinctly, “is the haven of insight into one's own soul”, hence the process of healing begins through an image and the creative journey becomes an aesthetic reconciliation. This work has two distinct souls: one modern and public, the other ancient and familiar.
By capturing the aesthetics, starting with the image, from the recollection and understanding of pain through matter, the work is approached through textiles, an organic material that is part of nature and symbolically, like stone, inorganic and imperfect, it is a wound on a monolith frame: over time the wound scars its surface and yet it always remains solid. On observing “Trayma”, it is easier to ask the question raised by Wolfram Eilemberger in his short philosophical handbook: "Can stone suffer?".
Stone has been the preferred material of early architecture since prehistoric megalithic constructions, such as dolmens and menhirs, dating back to the 3rd millennium B.C. ever present in the memory of all the artist's fellow citizens. Italian heritage in this case is construed as a collective memory as well as cultural heritage. The works of art that make up the collection are a succession of awe-inspiring signs, lights and volumes. The workmanship involved in the creative process combines different techniques to achieve the three-dimensionality of natural fabrics.
The emblematic feature of this collection is the filament-like effect of exquisite fabrics. A type of workmanship - “flotté” - leaves these filaments loose, adding an all-organic appearance to this inspired idea of using viscose and rayon with complex Jacquard patterns.
The fabric designs are by no means accidental and are a faithful transcription of images that have influenced the artist in various specific places. The natural and otherworldly element linked to a place, the “genius loci” or its guardian spirit, acquires its most ancient meaning. By identifying the concept of the “inner essence” of a place, which we can, very simply, define as its spirit and the protective deity of every place, is used by the artist to seek out imperfections, the exfoliation of plaster on stone, and are the main source of a new-found beauty.
Michele Spinelli




Testo Critico di Michele Spinelli
« Trayma »
di Caterina Roppo 

Il termine greco ´trayma ‘ indica il perforamento, la trafittura, la ferita; viene usato per significare la frattura di un tessuto del corpo umano, una lacerazione che altera il fisico.
L’artista e designer  Caterina Roppo ve ne trae ispirazione utilizzando il tessuto interpretandolo come corpo, la trama diviene epidermide.  

“Trayma” assume diversi significati e la Roppo, con il suo progetto d’arte visiva,ha l’impellenza di affrontarlo come ferita che interrompe il corso della sua esistenza, modificandola. Ciò che da consistenza al trauma non è il dolore in se, ma il sentimento di impotenza che genera un pensiero dominante: l’incertezza del suo superamento. Così l’artista ricerca il modo in cui conciliarsi con il dolore e altresì la riconciliazione con i luoghi che sono stati teatro di questo sentimento. 

Il dolore, lapidariamente asserisce l’artista, “è il ricovero della conoscenza della propria anima”, nasce da qui il percorso di guarigione attraverso un’immagine, il processo creativo diventa riconciliazione estetica. Questa ricerca ha due anime ben distinte: una moderna e pubblica, l’altra antica e familiare.
Celebrare l’estetica, partire dall’immagine, dal ricordo  e comprensione del dolore attraverso la materia, il lavoro viene affrontato con il tessuto, materiale organico e appartenente alla natura e poi simbolicamente come pietra, inorganica ed imperfetta, è una ferita su un telaio di monolito, il tempo la scalfisce ma rimane sempre solida. Osservando “Trayma” sembra più semplice porsi la domanda fatta da Wolfram Eilemberger con il suo piccolo manuale filosofico:“può la pietra soffrire?”. 

La pietra, ha rappresentato il materiale per eccellenza delle prime architetture a partire dalle costruzioni preistoriche megalitiche, dolmen e menhir, risalenti al III millennio a.C. sono nella memoria di tutti i conterranei dell’artista. L’heritage italiano in questo caso viene interpretato come memoria collettiva oltre ad essere patrimonio culturale, i pezzi d’arte che compongono la collezione sono un susseguirsi di sublimi segni, luci e volumi, le lavorazioni messe in campo sono una combinazione di diverse tecniche per raggiungere la tridimensionalità dei tessuti naturali. 
Emblematico tratto distintivo di questa collezione è l’effetto filamentoso dei pregiati tessuti, il tipo di lavorazione “flotté” permette di lasciare liberi i filati, donando un aspetto organico a questa geniale intuizione basata sull’ulizzo di viscosa e rayon con complessi disegni Jacquard. 

I disegni dei tessuti non sono affatto casuali e sono una fedele trascrizione di immagini che hanno interessato l’artista in diversi luoghi specifici; l’entità naturale e soprannaturale legata a un luogo il “genius loci” assume il suo significato più antico, l’ identificazione di quest’idea di “essenza interiore” del luogo che con estrema semplificazione possiamo  definire come lo spirito, il nume tutelare di ogni luogo viene utilizzato dall’artista per ricercare l’imperfezione, l’esfoliazione dell’intonaco sulla pietra e sono la fonte principale di una ritrovata bellezza. 



Michele Spinelli
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